Quante visite ha il mio sito?
Quanto tempo passano sul sito i visitatori?
Quali sono le pagine più visualizzate?

Queste (e tante altre) sono le tipiche domande che si pone chi possiede o amministra un sito web: le risposte sono tutte contenute all’interno di Google Analytics, lo strumento online gratuito di Google che fornisce moltissimi dati relativi ad un sito web.
In questo articolo non spiegheremo come configurare un account su Google Analytics (ecco una piccola guida introduttiva a riguardo), ma passeremo in rassegna alcune tra le metriche - ovvero le misurazioni quantitative dei dati - più rilevanti tra tutte quelle che offre Google Analytics.

Partiamo da un aspetto fondamentale.

Come funziona Google Analytics?
Questo tool di monitoraggio del traffico di un sito web si avvale di uno script che rileva il comportamento degli utenti che navigano sulle pagine di un sito. In questo modo Google Analytics è in grado di monitorare e salvare in rapporti specifici tutti i dati raccolti.

Perché è importante utilizzare Google Analytics?
Nell’ottica di un’attività commerciale che ha come scopo quello di vendere un determinato prodotto o servizio direttamente o indirettamente attraverso il relativo sito web, l’analisi del comportamento del potenziale acquirente diventa di fondamentale importanza.
Lo stesso ragionamento è anche applicabile ad un blog, dove l’interesse del proprietario è semplicemente quello di far leggere i suoi post ad un gran numero di lettori.
Quanti utenti approdano sulla home page del mio sito? Come lo hanno trovato? Tramite la ricerca di parole chiave, via social o magari all’interno di una newsletter? Perché molti utenti abbandonano il sito dopo aver visitato una determinata pagina? Perché alcune pagine destano maggiore interesse rispetto ad altre?
Avere una risposta chiara a tutte queste domande permetterà al proprietario/webmaster del sito web di adottare le misure volte a porre rimedio a ciò che non funziona secondo le sue intenzioni e a ottimizzare aspetti già funzionanti.

Veniamo ora agli aspetti di Google Analytics che devi assolutamente conoscere.

7 aspetti di Google Analytics che devi assolutamente conoscere 

  • Le sessioni
    La sessione è quella frazione di tempo che un utente trascorre all’interno del sito. Puoi immaginare la sessione come un contenitore all’interno del quale l’utente può svolgere azioni di diverso genere, per esempio: visualizzare una pagina, cliccare su un link, vedere un video, etc. 
    Perché è importante capire come funziona una sessione? Perché molti rapporti e metriche dipendono dal modo in cui Analytics calcola le sessioni. Infatti di default una sessione termina dopo 30 minuti di inattività da parte dell’utente oppure allo scoccare della mezzanotte.
    Scaduti questi termini temporali, incomincia una nuova sessione. Un utente singolo può generare una o più sessioni. Naturalmente, un utente è libero di iniziare una sessione più volte al giorno.
     
  • Il rapporto “Pubblico”
    Abbiamo parlato di sessioni e di utenti. Concentriamoci per un momento su quest’ultimi. 
    Facciamo prima una piccola premessa: i dati e le statistiche di un determinato sito web vengono organizzate da Google Analytics in sottoinsiemi. Questi sottoinsiemi sono definiti rapporti.
    Torniamo ora agli utenti. Un rapporto molto importante per tracciare l’identikit dell’utente-tipo del sito si chiama: ”Pubblico”.
    Google Analytics ci fornisce moltissime statistiche demografiche relative agli utenti che hanno visitato il sito: età, sesso, lingua, località, interessi, etc.
    Il tool gratuito di Google ci offre analytics relativi ai dispositivi, ai browser e ai sistemi operativi maggiormente utilizzati per accedere e navigare il sito.
     dati così ottenuti permettono di farsi un’idea approfondita di quali utenti apprezzino maggiormente il sito e dunque possano essere interessati ad acquistare un prodotto/servizio.
     
  • Il rapporto “Acquisizione”
    Si tratta di un rapporto relativo alla provenienza dell’utente: in sostanza ci fornisce le risposte relative alla domanda: “come ha fatto l’utente ad approdare sul nostro sito?”.
    Per esempio l’utente potrebbe esserci arrivato tramite la ricerca di una parola-chiave su google, tramite un post su Facebook, oppure attraverso la lettura di una newsletter o di un articolo di un blog, etc.
    Si comprende subito l’importanza di questa sezione: ci fornisce moltissimi dati riguardo le fonti del traffico del nostro sito. Analizzando le fonti è possibile capire meglio come e soprattutto dove investire tempo e denaro per portare il maggior numero possibile di persone a navigare il sito di riferimento.
     
  • Contenuti del sito
    La sezione “Contenuti del sito” situata nel rapporto “Comportamento” offre un’ampia panoramica sulle pagine del sito.
    Nello specifico è possibile osservare pagina per pagina le visualizzazioni ottenute, il tempo medio trascorso dagli utenti e altre metriche importanti che ci permettono di comprendere quali siano le pagine maggiormente visitate e apprezzate dal pubblico. Questa sezione ci fornisce anche una metrica davvero interessante: la frequenza di rimbalzo, conosciuta anche come bounce rate.
    Soffermiamoci ora su questo aspetto.
     
  • Frequenza di rimbalzo
    Quando un utente atterra su una pagina del sito e poi ne esce senza visitare altre pagine effettua quello che in gergo si definisce “rimbalzo”.
    Solitamente (ma non necessariamente) questa dinamica si registra nel caso in cui un utente non rimanga soddisfatto di ciò che ha letto/visto in quella determinata pagina e dunque preferisca abbandonare il sito.
    Per misurare adeguatamente questi “rimbalzi” Google Analytics utilizza la frequenza di rimbalzo ovvero il rapporto fra le sessioni (ecco che torna questo concetto spiegato in precedenza) che hanno registrato la visualizzazione di una sola pagina e il totale delle sessioni.
    Questa dinamica, se riscontrata con volumi elevati dovrebbe suonare come campanello d’allarme per l’amministratore del sito.
     
  • Ricerca sul sito
    “Mi piacerebbe vedere quali sono le parole-chiave più ricercate sul mio sito: è possibile?” Certamente! La risposta è ancora una volta: Google Analytics.
    Tramite un veloce settaggio nel pannello amministrativo della piattaforma è possibile aggiungere e far popolare al software la sezione “Ricerca sul sito” del rapporto “Comportamento”. Questa sezione ci offre molte informazioni tra cui le più importanti sono: l’elenco di tutti i termini di ricerca effettivamente digitati e le pagine all'interno delle quali la ricerca è cominciata.
     
  • Il rapporto: “Conversioni”
    Veniamo ora ad un tema chiave per le analisi di un sito web: le conversioni.
    Partiamo ancora una volta dalle basi: cos’è una conversione? Una conversione avviene quando un utente completi un'azione che chi possiede/amministra un sito ritiene importante per il successo dell’attività.
    Facciamo un esempio per rendere chiaro il concetto.
    Poniamo il caso di avere un e-commerce che vende scarpe. L’utente che atterra sul sito e compra un paio di scarpe ha svolto un’azione importante per il nostro business, giusto? In gergo si dice che quell’utente ha completato una conversione. Dato che le conversioni sono essenziali per un’attività commerciale è importante tenerne traccia.
    Ecco che ci viene in soccorso il rapporto “Conversioni” di Google Analytics.
    Questo rapporto, settato correttamente, ci fornirà statistiche sulle pagine che forniscono maggiori conversioni, sui canali di acquisizione più performanti, sul percorso effettuato dall’utente sul sito prima di effettuare la conversione e tanto altro.
     

Conclusioni
Google Analytics è uno strumento estremamente potente che permette non solo di analizzare le dinamiche degli utenti che visitano un sito ma anche di programmare delle azioni strategiche di marketing volte ad ottimizzare il customer journey, ovvero il percorso che l’utente compie durante la relazione con un’azienda.